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Ars Bibendi

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  • Categoria dell'articolo:Eventi

Calici di meraviglia
Simone Bonato

L’arte del bere

Tipologia di evento e discipline coinvolte

In questa iniziativa culturale proporrò alcuni miei testi di poesia e frammenti di prosa, unitamente ad alcune mie opere d’arte figurativa in abbinamento a vini locali, dei quali condurrò la degustazione in chiave artistica. Nel dettaglio saranno esposte opere d’arte di pittura e scultura, i cui soggetti, dettagli, significati e materie ricorreranno anche in alcune poesie e parti di racconti che verranno letti durante la serata.
Verranno messi in relazione aspetti del linguaggio dell’arte nelle sue

espressioni più disparate con il linguaggio del vino che spesso attinge a queste. Le letture saranno a cura di una lettrice. Verranno eseguiti inoltre alcuni brani di chitarra a intervallare le letture. Nei momenti di digressione verranno inserite delle degustazioni di vini locali, il tutto in sinergia a costituire un unicum artistico. Durata dell’evento prevista un’ora e mezzo circa.

Finalità e testo critico

Trattasi di un percorso che testimonia il linguaggio unico dell’arte compresa l’Ars Bibendi “arte del bere”, qui definita, che fin dai simposi Greci e Romani vedeva rispettare tempi e modalità di somministrazione e consumo del vino, secondo prescrizioni impartite dal simposiarca.
Un rito quello del bere che avveniva al cospetto di altre arti quali la poesia, l’arte visiva e non ultima la musica.

Oggi, in questo evento, a tenere insieme l’arte del vino e il suo linguaggio, le arti letterarie e visive, a testimonianza che siano un linguaggio universale e unico, non saranno gli esiti formali ed estetici, di fatto diversi, bensì quelli di contenuto e di significazione. Soprattutto l’intento è quello di considerare gli effetti dell’opera suscitati nell’ascoltatore, nell’osservatore e nel fruitore in genere. Puntualmente ci interroghiamo di fronte all’opera d’arte, alla sua grandezza e spesso lo facciamo anche a fronte di un calice di vino. In quell’esatto momento il vino, come più strettamente l’opera d’arte, in tutte le sue espressioni, fa il suo corso-sorso, grazie alla capacità nostra di sorprenderci e di sorprendere, di renderci tutti partecipi della “meraviglia”. L’opera d’arte, riproponendosi nell’osservatore che la fa propria e la restituisce rinnovata, donandosi all’ascoltatore, si rigenera continuamente e così fa il vino degustato, quando viene raccontato. Noi, pur diversi l’una dall’altro, rimaniamo estasiati in presenza dell’opera d’arte, grazie ai suoi aspetti formali e di contenuto, non sempre comprensibili, e allo stesso modo restiamo stupiti al cospetto di un vino per il suo colore, le mille sfaccettature di un profumo, il suo sapore e il suo gusto. Proviamo quindi a capirlo, a parlarne e a definire i nostri sentimenti a volte contrastanti, suscitati dalla meraviglia, proprio come facciamo a fronte delle opere d’arte in genere. Siamo in grado di ritrovarci e di riconoscersi ma anche di provare smarrimento, in un equilibrio interiore o nella vertigine più assoluta. È grazie alla non completa comprensione, che è possibile un altro spazio e un altro tempo, in cui è plausibile che qualcosa di nuovo accada: “meravigliarsi” o “fantasticare”. Occorre appagare un desiderio di bellezza e di buon gusto che è già dentro noi, magari nascosto e represso, che, a fronte dell’opera d’arte e del calice, viene soddisfatto o ancora una volta negato se non ne siamo coinvolti.

Che dire poi del linguaggio: quello del vino e dell’arte hanno una matrice comune, o meglio, il primo attinge spesso al codice linguistico della seconda. Per esempio il tono del colore di un vino attinge al linguaggio e ai colori della pittura e così il riflesso; mentre il timbro, che è anche del mondo del colore, si affaccia alla dimensione del suono e quindi della voce in lettura e della nota in musica. Non esistono forse anche nella descrizione dei profumi del vino le note, i ricordi, le sensazioni, una memoria del vino? Con questa sensibilità, nel lasciarsi coinvolgere dal linguaggio unico, possiamo, in presenza dell’opera d’arte, godere pienamente di un piacere estetico, proprio come quando sorbiamo il nettare dell’uva da un calice. L’arte intesa come “fermento” della creatività è l’immagine più appropriata da attribuire al vino, come risultato della fermentazione del mosto d’uva: un qualcosa che diventerà altro, dettato dall’ispirazione e dal processo spontaneo, fino a un certo punto naturale. Pur nell’incomprensione, non sempre totale dell’arte che abbiamo davanti, di quel che sentiamo, ascoltiamo, assaggiamo, siamo tuttavia in ascolto di noi stessi. Possiamo anche dissentire da ciò è racchiuso in una cornice o da ciò che scorre nel calice, o dalle parole che udiamo lette o che
vediamo scritte; possiamo irrigidirci a fronte di una musica o rilassarci, ma ciò che avviene in qualsiasi caso è la meraviglia di essere messi in stretta relazione con il mondo della rappresentazione, unitamente al nostro mondo interiore. In questo sta la libertà, che al cospetto dell’arte e dell’Ars Bibendi proviamo, siamo liberi di fantasticare, provare desideri e appagamento estetico. Di contro siamo anche liberi di dissentire, perché suscitati nel nostro intimo dall’ascolto e dalla visione, grazie alla capacità dell’opera d’arte e del buon vino di liberare profonde energie dentro di noi, altrimenti inespresse. Esercitiamo la libertà e lo facciamo soprattutto senza temere a nostra volta di essere incompresi, senza vergognarci e sentirci in colpa per la felicità provata e di esserci per un po’ ritrovati.